Calabria e 488: la Rapina del Secolo |
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In Calabria infatti c'è il più alto tasso di natalità e mortalità delle imprese, nonostante siano arrivati dal 2000 al 2006, 4 miliardi di risorse pubbliche. Nascono e muoiono nel lasso di tempo necessario per completare la pratica del finanziamento, incassare il contributo per poi scomparire nel nulla. Chiaramente, in questo quadro drammatico l’attore principale resta la ‘ndrangheta: diverse decine di società risultano direttamente, o tramite prestanome, sotto il controllo della mafia calabrese che veicola i flussi della 488 nelle proprie casse. Solo nel 2006, a seguito di un’indagine dello Scico della guardia di finanza sui finanziamenti con la 488, si è riscontrato che in almeno 50 casi le società o i soggetti economici principali erano riconducibili alla ‘ndrangheta. Tutto ciò è reso possibile anche grazie alle forti collusioni tra mafia e politica. Un esempio per tutti: i diversi consiglieri e dirigenti regionali iscritti nel registro degli indagati per reati connessi anche per la gestione dei finanziamenti della Legge 488. Il meccanismo per ottenere i contributi, comunque, è oramai abbastanza collaudato. L'imprenditore va da un consulente specializzato e con lui traccia una bozza di progetto. Il consulente che, in genere incassa il 5% sull'intero finanziamento, sa cosa deve scrivere e produrre per renderlo approvabile. Dopodiché la pratica passa alla banca che deve verificarne la sostenibilità economica e finanziaria. Per gonfiare un po’ le cifre, vengono fatti figurare costi assai superiori rispetto a quelli sostenuti. Le fatture, spesso, vengono emesse all’estero da società inesistenti (cartiere) per rendere difficoltoso un eventuale accertamento. Con questo sistema sono stati frodati allo Stato e all'Unione Europea - dal 1996 al 2007 - circa 4 miliardi di euro e, sempre secondo gli investigatori, 1 miliardo e 200 mila euro sono finiti direttamente nelle mani della criminalità organizzata. Nel mezzogiorno d’Italia - e solo nel 2006 - sono stati erogati 1 miliardo e 400milioni di euro e, secondo gli investigatori, 618 milioni sono stati truffati (circa il 44%). In Calabria, sempre nel 2006, su 184 interventi in ben 118 casi è stata accertata l’indebita concessione di finanziamenti per un totale di 140 milioni di euro. La cifra si è “ridimensionata” nel 2007 a 90 milioni di euro. La pervasività del sistema, che arriva a controllare il territorio con la complicità di pezzi del mondo politico, bancario, massonico e dei liberi professionisti, emerge quando avvengono fatti gravi ed inquietanti come ad esempio il caso “Why Not”, tanto per citarne uno. Questo avviene perché i controlli possono essere facilmente elusi; basta infatti affidarsi a qualche bravo consulente finanziario che nel giro di pochissimi mese riesce ad ottenere facilmente certificati antimafia e nulla osta delle banche e quindi il via libera da parte della Regione, del Ministero e di Bruxelles. Secondo la commissione antimafia le filiali delle banche in Calabria dichiarano spesso la solidità economico-finanziaria dell'imprenditore senza verificarla, e ipotizza anche un sistema di relazioni con l'imprenditoria criminale. Cosenza, da questo punto di vista resta la città emblema dove s'intrecciano vecchie e nuove lobby politico-clientelari; da qui passa l'80% delle pratiche di finanziamento per i contributi pubblici in Calabria. Un solo studio, uno di quelli che“conta piùsuccessi”, ha gestito le pratiche di tantissime società che in Calabria hanno fatto la loro fortuna come la Bm Filati di Amantea per fare un esempio. In totale, comunque, sono 25 le pratiche che sono finite sotto la lente degli investigatori: i contributi richiesti ammontano ad oltre 155 milioni di euro. Così il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Emilio Ledonne ha commentato l’episodio: “la ricchezza calabrese si concentra in tre-quattro società, domiciliate presso un unico indirizzo di Cosenza, titolari di 50 mila conti correnti, 2700 appartamenti e 2000 terreni, con depositi per 10 mila milioni di euro e 171 milioni di euro in titoli”. Un esempio? Il caso della Banca popolare di Palmi, in seguito commissariata dalla Banca d’Italia, che concede fidi per 5 miliardi alla società Kero Sud, i cui titolari - i fratelli Ruggiero, sono indagati per associazione mafiosa. C’è poi il caso del "lavaggio del denaro" presso la Banca Popolare di Crotone e presso la filiale crotonese dell’Istituto San Paolo di Torino: i commissari della Banca d’Italia conclusero che le anomalie nell’operatività delle due banche "costituiscono esempi ulteriori dell’ineffettività della normativa preventiva antiriciclaggio". È evidente quindi che è tutto il sistema normativo bancario di prevenzione ad essere completamente inadeguato: dal 1991, anno di entrata in vigore della legge antiriciclaggio, al 1997 il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia si Finanza ha ricevuto dalle questure calabresi soltanto 219 segnalazioni di operazioni sospette. Le segnalazioni di banche, uffici postali e società finanziarie calabresi sono passate dal 24,24% del totale nazionale del 1992 all’1,19% del 1997. La causa di un così scarso livello di collaborazione? L’intimidazione mafiosa che finisce per condizionare le banche e i livelli sempre più elevati di collusione e controllo che la mafia calabrese esercita sugli istituti finanziari e di credito.A fare le spese di tutto ciò oltre ai cittadini, sono migliaia di operai ed impiegati illusi di una definitiva e stabile collocazione lavorativa e che invece dopo pochi anni si trovano a dover fronteggiare licenziamenti, mobilità e disoccupazione. Non si è mai reputato opportuno rivedere, se non del tutto abolire, le leggi che portano finanziamenti a pioggia in Italia e, in particolar modo, nel Mezzogiorno e magari incentivare il sostegno economico diretto ai lavoratori (con il salario sociale, ad esempio). Sembra poi del tutto debole l’impianto di controllo dei circuiti economici e finanziari: la Calabria ha visto un proliferare incontrollato degli sportelli bancari a fronte di un tessuto economico e sociale debolissimo. È evidente che si tratta di una economia drogata: la Calabria presente un tasso di disoccupazione che sfiora il 12% e con punte di disoccupazione giovanile regionale che toccano valori prossimi al 65%. Nonostante questi dati allarmanti, nel 2007 la nostra regione ha visto registrare un incremento dei finanziamenti bancari alle imprese dell’18,4% rispetto all’anno precedente, pari a circa 6miliardi e 200 milioni di euro. Anche le responsabilità politiche sono trasversali visto che i Ministri che si sono susseguiti dal 1996 ad oggi - e che hanno firmato gli assegni destinati alla 488 - provengono dalle fila sia del centrodestra che del centrosinistra. Debole è stato poi l’azione condotta dalle varie commissioni parlamentari antimafia, ridotte semplicemente a fotografare – spesso in maniera insufficiente – la situazione economica, politica e sociale del Mezzogiorno senza una reale proposta di intervento radicale sul territorio. D’altronde la composizione delle stesse commissioni antimafia spesso risultavano inquinata dalla presenza di “onorevoli” compromessi con episodi legate a vicende mafiose. I forti legami, oggettivi e documentabili, tra capimafia e i cosiddetti colletti bianchi (imprenditori, banche, amministratori, professionisti e politici), che rendono praticabili le molteplici attività mafiose tese all’accumulazione del capitale vanno a rafforzare l’ipotesi analitica della mafia come “borghesia mafiosa” per utilizzare la definizione di Umberto Santino del Centro di Documentazione Siciliano “Peppino Impastato”. I finanziamenti provenienti dalla 488 rappresentano per la ‘ndrangheta una delle innumerevoli fonte di potenziale arricchimento; questo è possibile – abbiamo dimostrato – grazie alla complicità di larghi settori della classe dirigente di questo paese, con la’ndrangheta e la mafia più in generale. Un inchiesta sul proliferare degli sportelli bancari nelle zone depresse del meridione, ad iniziare dalla Calabria, sarebbe un buon punto di partenza per smascherare l’assurdità di una presenza imponenti di istituti di credito e finanziari a fronte di una economia debole e in recessione. Forse si riuscirebbero a capire i ruoli che alcuni istituti bancari svolgono: quella cioè di lavanderia dei proventi illeciti e della successiva intermediazione finanziaria dei capitali mafiosi. Gennaro Montuoro Sinistra Critica Calabria
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La legge 488 entra in vigore nel 1992 anno in cui viene soppressa la Cassa per il Mezzogiorno. E' attraverso questa legge che il Ministero per lo Sviluppo Economico dà aiuti a fondo perduto alle imprese italiane in cambio di posti di lavoro stabili e sicuri. Ad oggi sono stati deliberati circa 80 miliardi di euro con l'obiettivo dichiarato di “portare aiuto” alle zone depresse, cioè le regioni a Obiettivo Uno, quelle con un reddito procapite decisamente inferiore alla media europea e che quindi godono di particolari benefici fiscali. La Calabria è una di queste. Visto le somme consistenti, gli interessi sui fondi 488 sono molteplici: dagli imprenditori locali alle società lombarde, venete ed emiliane specializzate nell'inseguire fondi e promettere posti di lavoro che puntualmente non arrivano mai.