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Il Fattore G&V (Gatto e Volpe)

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Il gatto e la volpe

"Una d’arme, di lingua e di cor": questa l’Italia sognata dai patrioti del Risorgimento. Quando l’unità fu raggiunta, al prezzo di sangue e di compromessi, difficile fu però «fare gli Italiani». Se ne accorse Collodi scrivendo Pinocchio, uscito in volume nel 1883. Il burattino di legno è l’emblema dell’italiano grezzo e pieno di difetti che deve essere educato e trasformato in bambino in carne e ossa.

Allegoricamente, un cittadino consapevole dei principi e delle regole della convivenza. A modo suo, il libro è, insieme, un romanzo di formazione individuale e la metafora delle tentazioni e delle prove che un giovane Stato deve superare per uscire dalla fame, dall’autoritarismo, dagli imbrogli e dalla corruzione. Il burattino deve così abituarsi a evitare gli sprechi (a mangiare le bucce e i torsoli delle pere), imparare a lavorare «girando il bindolo» per tirar su anche cento secchi d’acqua in cambio del bicchiere di latte che l’ortolano Giangio gli dà per Geppetto convalescente.

Pinocchio deve poi guardarsi dal Gatto e la Volpe, che non sono certo la personificazione del principe di Machiavelli, della golpe e del lione. Il loro scopo non è, infatti, quello di far uscire il popolo dalla decadenza e dal degrado, se necessario, per mezzo di rimedi estremi, ma di turlupinare gli ingenui a proprio vantaggio con raggiri, belle parole e promesse assurde (come quella di far crescere e moltiplicare gli zecchini d’oro).

Viene da chiedersi quante incarnazioni del Gatto e della Volpe gli Italiani hanno conosciuto nella loro storia e quanto spesso hanno ceduto alle loro lusinghe, condividendo i loro miraggi. Può un Paese di furbi – come talvolta ci consideriamo – diventare vittima della propria presunta astuzia? Nei colloqui con Emil Ludwig, Mussolini aveva notato la disponibilità dell’uomo moderno a credere all’incredibile, una credulità che gli permetteva di plasmare la massa degli Italiani secondo i propri progetti, servendosi, come disse nel 1933, di «due redini: entusiasmo e interesse. Chi si serve soltanto di uno dei due corre pericolo. Il lato mistico e il politico si condizionano».

Nei totalitarismi del secolo scorso la disponibilità a credere l’incredibile ha condotto a immani disastri. Sono peraltro sempre esistite minoranze virtuose di «apoti» (coloro che non bevono i proclami della propaganda), di persone capaci di resistere alle seduzioni delle ideologie. Se, indubbiamente, nelle democrazie la coscienza critica si è enormemente acuita, è davvero venuta meno la disposizione di molti a credere ai sogni preconfezionati e a rinunciare al principio di realtà in favore del principio di piacere? E noi Italiani siamo più soggetti di altri popoli al fattore G & V (Gatto e Volpe)?

Nei “Discorsi a tavola” del 1942, fra le stravaganti e funeste teorie che Hitler discute con i suoi commensali vi è quella per cui in futuro sarà costretto a far guerra all’Italia, in quanto il Duce ha deciso di piantare trentacinque milioni di alberi in modo da rendere più freddo il clima e così temprare e indurire il carattere degli Italiani. In tal modo tuttavia – argomenta il Führer – il clima della Germania peggiorerà, diventando assai più nebbioso e umido. Bisogna dunque impedire questo rimboschimento. Servirà la Forestale a fare gli Italiani?

Remo Bodei

Fonte: Il Sole 24 Ore
21 Febbraio 2008

 
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