Trivuli e Godiani | Comune di Arena

OOPS. Non hai il Flash player necessario per vedere le immagini.Clicca Qui per scaricare il player gratuito.
Home arrow Nel Mondo arrow Mediocrità mannara

Mediocrità mannara

Stampa E-mail

Mentre Barak Obama veniva eletto presidente americano, Silvio Berlusconi riceveva una visita da una escort. Il politologo Pierfranco Pellizzetti riporta in un nuovo libro che il berlusconismo ha cambiato i valori nella società italiana attraverso una irresponsabile banalizzazione della sfera pubblica.

Revanchismo

Chiunque abbia pensato che il tallone di Achille di Silvio Berlusconi fosse la mafia, la corruzione o il suo conflitto di interessi, si è sbagliato. Numerosi processi, reportage giornalistici e analisi accademiche non hanno portato alla rottura della relazione carismatica tra Berlusconi e una gran parte del popolo italiano. Tuttavia ora ci è riuscita una escort che Berlusconi non ha retribuito, per rompere l’incantesimo. Un libro nuovo e squisitamente pieno di cattiverie, Fenomenologia di Berlusconi, del politologo Pierfranco Pellizzetti, non cerca di svelare i misteri della vita di Berlusconi, ma si concentra soprattutto sull’analisi del cosiddetto “fenomeno Berlusconi”, cioè “le parole, l’habitus, i gusti e i disgusti come filo per dipanare il bandolo della matassa berlusconiana.”
L’analisi del libro inizia da un capitolo di Umberto Eco, la fenomenologia di Mike Buongiorno, il più famoso conduttore italiano: “Quest’uomo deve il successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta” scrisse Eco nel 1961. In seguito Mike Buongiorno, che aveva partecipato al programma Sogni nel Cassetto, diventò una parte importante del primo successo del magnate televisivo Silvio Berlusconi. Pierfranco Pellizzetti aggiunge che la banale mediocrità, che nel frattempo si è evoluta in una mediocrità spaventosa e globale, sotto il regime berlusconiano è diventata egemonica in Italia: “Sempre la stessa soddisfatta indifferenza nei confronti dei pensieri complessi, la stessa ostentazione compiaciuta e senza un minimo di pudore per la propria sublime inadeguatezza, la pacchianeria esibita come stile.”
Berlusconi è cresciuto in una famiglia di ceto medio milanese. Nel pamphlet Una Storia Italiana, che fu recapitato a casa per le elezioni politiche del 2001, si dice di lui che “suscitava qualche invidia il suo buon gusto nel vestire.” Secondo Pellizzetti questa osservazione rivela una basilare ansia sociale, che è una concezione diametralmente opposta di eleganza: “L’ansia palese, leggibile nelle foto di allora, che riproducono il Nostro, paffuto e in pantaloni alla zuava (…) perfetta icona del ceto medio-basso che si tira su dandosi delle arie, atteggiandosi (…) Da qui il crescere, nell’ incubatrice della paura da precarietà di posizionamento e nel risentimento di classe, di quella voglia di rivalsa che si concretizza in un’idea monomanicale: ‘ve la farò vedere io! Vi comprerò tutti!.”

Individualismo

La scalata sociale apporta energia vitale alla società, ma, per evitare che “gli spiriti malefici” come ad esempio la mania del possesso diventino l’ideologia dominante, è necessario che la cultura ed il comportamento delle classi dirigenti facciano un salto di qualità. Nella società italiana questo non è accaduto ed i valori predominanti della classe media sono l’individualismo e l’ostentazione del consumo “sicché siamo sommersi dall’ondata cafona che travolge ogni argine ed è diventata fenomeno di massa” scrive Pellizzetti.
Quale metodo ha usato Berlusconi in Italia per trasformare questo individualismo cafone nella ideologia dominante? Con riferimento al concetto di “banalità del male” di Hannah Arendt, Pellizzetti descrive la conquista del potere da parte di Berlusconi come “la più irresponsabile banalizzazione” del processo decisionale pubblico secondo il motto: “La politica non è un portasigarette di Gucci da vendere a pochi ricchi, ma un detersivo che deve andare a genio a più gente possibile.” La rivoluzione della banalità si è mostrata come una riduzione dell’offerta politica a slogan manageriali e un contemporaneo smantellamento delle istituzioni statali che limitano il potere del governo: “Distogliere l’attenzione dai problemi veri, troppo aggrovigliati per essere sciolti con un qualche coup de théâtre; semplificare le articolazioni strutturali amputandone le parti irriducibili al controllo. Insomma, creare una sorta di autocrazia del pollaio.”
L’egemonia di Berlusconi si basa solo su una banalizzazione linguistica. Pellizzetti sostiene per esempio che la parola “comunista” ha lo stesso significato nell’uso comune della lingua di Berlusconi come la parola ‘ebreo’ aveva in quello dei nazisti: “riguardo alle trame delle ‘Grandi Narrazioni’ berlusconiane, risulta chiaro trattarsi di pacchiane finzioni. Che però funzionano. Sempre se raccontate a un pubblico afflitto da mentalità a fumetti.”

Prostituzione

“Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?” si chiede Jose Saramago, premio nobel portoghese, nel suo nuovo trattato che Einaudi ha rifiutato di pubblicare. Da quando sei mesi fa la moglie di Berlusconi ha perso la pazienza e ha deciso di avviare le pratiche per il divorzio, sembra che Berlusconi abbia perso la sua influenza sui mass media. Ultimamente un’inchiesta sulla corruzione nell’ambito del settore della sanità a Bari ha rivelato che un imprenditore locale accompagnava prostitute a Roma ed in Sardegna per far bella figura davanti a Berlusconi. La escort 42enne Patrizia D’Addario ha dichiarato al Corriere della Sera di aver ricevuto 2000 euro per trascorrere la notte con Berlusconi dopo aver partecipato ad una festa in occasione delle elezioni presidenziali in USA. Secondo la stessa D’Addario fu l’imprenditore barese a consegnare la somma pattuita. Berlusconi aveva anche promesso di aiutarla in merito ad una pratica riguardante la costruzione di una struttura alberghiera e la D’Addario fu cosi previdente da registrare l’incontro su nastro.
Sono capitoli non minori come “Berlusconi e le donne” che rendono Fenomenologia di Berlusconi un vero libro: Pellizzetti scrive ‘Decenni di femminismo e appassionate discussioni sulla liberazione della donna sembrano passati invano.(…) ‘Santa’, se il tutto si svolge entro le mura domestiche benedette dall’istituzione matrimoniale, ovviamente celebrata da Santa Romana Chiesa; ‘puttana’ in tutti gli altri casi. Berlusconi ha inserito diverse donne nel suo governo, ma sempre con mansioni di importanza secondaria e senza che le stesse avessero le giuste qualificazioni per il posto occupato. Solo le donne che dimostrano la loro totale sudditanza al Patriarca hanno accesso al Palazzo.
Riguardo al ministro delle pari opportunità Mara Carfagna Pellizzetti scrive: “‘Dalle foto osé, pubblicate nell’ inserto della rivista Max, alle guida delle Pari Opportunità: mai più visto niente di simile dal tempo di Caligola e del suo celebre cavallo! Aggiunge che il settantaduenne Berlusconi si trova in una fase di sesso senile: “l’ossessione di un uso consumatorio del femminino sembra essersi intensificata (e aggravata) nei pensieri di questi ultimi tempi. Tanto che all’inizio del 2007 ci fu chi parlava di ‘fase priapica del Cavaliere’. O semplicemente: un Berlusconi ‘drogato di fica’.”

L’utilizzatore finale

La vendetta di Patrizia D’Addario spaventa chiaramente Berlusconi e i suoi avvocati che dipingono il presidente del consiglio come un utilizzatore finale, ma tutte le accuse sono viste come un tentativo di destabilizzare il governo. Pellizzetti sostiene che “il delirio di onnipotenza, perennemente alimentato della cerchia di prezzolati osannanti che lo circonda, ha finito per disconnettere dal reale pure lui.” Uno di questi amatori della vita è il critico d’arte Vittorio Sgarbi (secondo Pellizzetti una “espressione di un Italia provinciale che scende alla conquista della capitale per viverci una vita inimitabile”) che nel giornale Libero si cerca di giustificare le abitudini sessuali di Berlusconi: ‘Il premier fa l’amore per tutti gli italiani su loro delega, al grido: ‘Silvio, sei tu tutti noi. Se non lo fai tu, chi lo fa?’ e Silvio si sacrifica con continue notti in bianco. (…) Chi comanda, domina. E la massa è femmina.” dice Vittorio Sgarbi. Forse la rivolta femminile può diventare l’inizio della fine di Berlusconi.
“Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.” scrisse Umberto Eco su Mike Buongiorno. Ma la descrizione del passaggio dalla banale alla paurosa mediocrità – secondo Pellizzetti è la complessa connessione tra un provincialismo arcaico e moderno, l’americanismo, l’istinto da predatore e lo spirito di amicizia da comitiva, l’enorme ricchezza e la volgarità plebea che insieme determinano le basi del berlusconismo come fenomeno antropologico, culturale e politico: “Abiti, accompagnatrici, habitat. Tutto all’insegna dell’ostentazione. L’ineleganza che si mette in mostra con il cartellino del prezzo ben in vista.”

[Articolo originale Danimarca "En skræmmende middelmådighed" di Mads Frese]

 

 
Pros. >