Putin Generoso col Gas, Minaccioso coi Missili |
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Dietro uno schermo di truculente minacce nucleari nel caso in cui l’Ucraina aderisse alla Nato, si direbbe che Vladimir Putin abbia fatto ieri sera un grosso regalo al collega Viktor Yushenko, accogliendo le proposte portate da quest’ultimo a Mosca per disinnescare la nuova incombente «guerra del gas» fra Russia e Ucraina. In pratica, ha annunciato Putin nella conferenza stampa congiunta con Yushenko tenuta al termine dei colloqui, Mosca accetterà un pagamento dilazionato del debito ucraino, che sarà inoltre calcolato a prezzi 2007, e non a quelli più alti del 2008 come pretendevano inizialmente i russi. Ma è stato davvero un regalo? Il presidente ucraino era corso a Mosca, ieri mattina, per un incontro con il leader del Cremlino previsto da tempo ma venuto a coincidere – certo non casualmente – con una drammatizzazione estrema delle relazioni politico-economiche tra i due paesi, incentrata sul problema del gas: un grosso ritardo nei pagamenti del gas che l’Ucraina compra dalla Russia, al quale il moloch energetico Gazprom aveva risposto promettendo per le 18 di ieri il taglio delle forniture in caso di mancato pagamento. Con il conseguente agitarsi delle cancellerie di tutta Europa, sempre pronte a vedere in questo conflitto – come avvenne due anni fa – il rischio di un blocco delle forniture di gas russo alla parte occidentale del continente (forniture che transitano per l’80% attraverso il territorio ucraino). Il nodo del problema, tuttavia, non stava tanto nel rapporto Mosca-Kiev quanto in quello fra i poteri interni all’Ucraina. La premier Yulija Timoshenko (alleata ma anche rivale di Yushenko) aveva voluto infatti marcare l’avvio del suo governo, il mese scorso, puntando su due carte-chiave: l’aumento delle tariffe per il transito del gas russo verso l’Europa occidentale e la rinegoziazione dei contratti del gas direttamente fra i due monopoli energetici di stato, il Naftogaz ucraino e il Gazprom russo, eliminando le opache società di intermediazione – RosUkrEnergo e UkrGasEnergo – basate in Svizzera e legate a imprenditori quantomeno discutibili (di cui uno arrestato a Mosca un paio di settimane fa). Yushenko si era opposto a entrambe le iniziative, anche perché questi intermediari sembrano essere in qualche modo connessi con il suo entourage. Ma ieri, a quanto emerge, è stato Putin stesso ad accogliere la proposta della Timoshenko e a far fuori le società di intermediazioni: una commissione congiunta formata da esperti di Naftogaz e Gazprom elaborerà una nuova base contrattuale per un rapporto diretto fra i due enti. Dunque, se Yushenko potrà ora vantarsi di aver risolto il contenzioso e aver evitato un taglio delle forniture di gas al suo paese, anche l’alleata-nemica Timoshenko si vedrà a sua volta premiata con l’accoglimento della sua richiesta. E in cambio, cosa ha avuto il presidente russo? L’argomento che più gli sta a cuore è l’ipotesi di una futura adesione dell’Ucraina alla Nato: un processo che turba gravemente il Cremlino per evidenti motivi strategici – al punto che ieri Putin ha dichiarato, in presenza del collega, che la Russia sarebbe in quel caso costretta a puntare i suoi missili sull’Ucraina, «una cosa di cui ci spaventa anche il solo pensiero». Ma per Yushenko la spinta verso la Nato è uno dei cardini politici irrinunciabili, dunque è difficile che possa aver ceduto su questo – a meno che non abbia preso un impegno segreto per rallentare questo processo. D’altra parte, la premier Timoshenko è stata finora molto meno entusiasta del «progeto Nato», rispetto al suo presidente: possibile quindi che Putin abbia voluto in effetti sollecitare una sua più esplicita e attiva opera di freno su questa materia. E del resto sarà lui stesso, il prossimo aprile, a recarsi di persona al summit dell’Alleanza atlantica, a Bucarest, per fare la voce grossa e cercar di fermare questo processo. L’unica altra cosa che il presidente russo può aver chiesto al suo collega ucraino come contropartita per l’accordo sul gas è un impegno a non ostacolare l’adesione russa al Wto: Kiev ha avuto il via libera per entrare nell’organizzazione e quindi avrebbe ora la possibilità teorica di opporsi all’ingresso della Russia, sostenendo che Mosca usa in modo scorretto strumenti commerciali come i contratti energetici. Finora i maggiori ostacoli all’entrata russa nel Wto sono venuti da paesi ex socialisi o ex sovietici, come la Polonia, l’Estonia o la Georgia. Astrit Dakli Fonte: Il Manifesto
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