Storie di Sperperi e d'Indifferenza |
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L’elenco delle argomentazioni potrebbe essere, a questo punto, lungo e scottante. Ma vorrei soffermarmi su una questione che considero significativa dell’atteggiamento diffuso e di cui sopra. Dov’è, mi chiedo, l’indignazione di fronte allo stato di abbandono e di degrado, nel quale l’amministrazione comunale lascia marcire da anni beni collettivi per i quali, nei decenni passati, sono state spese centinaia di milioni di lire, prelevate dalle tasche dei cittadini? Prendiamo un esempio. La Colonia Montana, nota oggi come Montercervo. Risale a questo periodo la prima ristrutturazione dell’edificio a spese del comune grazie a contributi regionali. Di fatto, però, nonostante il dispendio economico, l’amministrazione comunale non si curò mai di sfruttare l’immobile per promuovere attività turistiche, né si attivò per affidarlo alla gestione di terzi e ottenerne così degli utili. Sperperato il denaro pubblico, l’edificio fu lasciato in stato di abbandono e in balia dei vandali. Tra gli anni 1982-1983, un privato cittadino (Michele Vartuli) chiese al comune la possibilità di prendere in gestione l’edificio a titolo gratuito, facendosi tuttavia personalmente carico delle spese di ricostruzione. La Colonia fu così riconvertita per la prima volta in località di ristorazione. Dopo un paio d’anni, il ristorante fallì e lo stabile, lasciato in disuso, fu nuovamente saccheggiato e distrutto. Nel 1994 il comune di Arena decise di riqualificare la località grazie ai fondi straordinari per il Mezzogiorno previsti dalla legge n. 64. Il progetto beneficiario della legge prevedeva la ricostruzione dell’edificio al fine di destinarlo ad attività alberghiera. E così fu fatto. Il piano terra della Colonia venne riconvertito in ristorante, con bar, sala ricevimenti e sala conferenze. Al piano superiore, soltanto un’ala fu rifinita e adibita a hotel, con tanto di camere e bagni completamente arredati. L’investimento fu imponente (si pensi che solo per le attrezzature della cucina furono versati circa novanta milioni di lire), per un costo complessivo di quasi un miliardo di vecchie lire. Il comune di Arena promosse quindi una gara d’appalto vinta, nel 1997, dalla cooperativa Montecervo, cui andò la gestione della Colonia per una retta annuale di circa cinquanta milioni. Per un paio d’anni l’hotel-ristorante Montecervo costituì una località turistica di richiamo non solo per gli arenesi e gli abitanti limitrofi, ma anche per visitatori occasionali o di passaggio (l’hotel ospitò anche il ritiro della squadra di calcio vibonese), che si fermavano a gustare le prelibatezze gastronomiche del luogo, in questa oasi immersa in uno spettacolare scenario naturalistico. Tuttavia, l’elevato costo di locazione mandò i bilanci in rosso e la cooperativa fu costretta, nel 1999, a chiudere i battenti per fallimento. Seguì una causa intentata dal comune di Arena contro il consorzio per la mancata riscossione del fitto, causa che fu poi archiviata per liquidazione. Oggi, quel che resta è una carcassa di cemento armato, puntellata da finestre con vetri infranti, serrande divelte, porte forate e, tutto attorno allo spiazzo circostante, cocci e cimeli di quello che poco tempo fa costituiva l’arredamento. Sanitari sradicati e ridotti in frantumi, pentole e stoviglie arrugginite, brandelli di tappeto rosso, pezzi e schegge di vetro dappertutto. Parte dei mobili dell’hotel (alcuni armadi e dei letti) sono stati donati alla scuola materna, altri all’ex carcere (ora in mano alla Protezione civile…), tutto il resto, svanito. Prima i saccheggiatori professionisti sono riusciti a far sparire, nell’arco di poco tempo, oltre agli arredamenti completi di camere e cucina, anche la massiccia cella frigorifera e l’altrettanto enorme gruppo elettrogeno; poi, a completare l’opera, sono arrivati i teppistelli, distruggendo, per il puro quanto idiota piacere di distruggere, quel che di poco era rimasto. Per un comune, quale il nostro, che stenta faticosamente a tirare avanti la carretta, un simile spreco è semplicemente offensivo. Ancora più offensiva a me sembra, però, l’assoluta mancanza di considerazione da parte dei cittadini, ormai indifferenti e passivi. Nell’ultimo sondaggio proposto da T&G, ci siamo chiesti quali, tra le tante questioni da affrontare con urgenza ad Arena, sono considerate prioritarie per risollevare le sorti del paese. I risultati mostrano come una netta maggioranza dei votanti consideri determinante investire proprio sulle risorse turistiche di cui la comunità dispone. Eppure, non una foglia si muove. E allora, tornando alla domanda di partenza, dov’è finita l’indignazione? Non è forse un dovere, per un cittadino, indignarsi e mobilitarsi di fronte all’inadempienza di un manipolo di amministratori che, anziché fare del suo meglio per rimboccarsi le maniche, si adagia comodamente sulla sua stessa inettitudine o, addirittura, trova anche opportuno e più importante concedersi la gita fuori porta oltre Atlantico? Maria Teresa Sette 10 giugno 2008
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C’è un’epidemia che da tempo dilaga strisciante e in sordina, eppure, con una forza inarginabile e così dirompente da aver colpito in maniera irreparabile la stragrande maggioranza della popolazione arenese: la noncuranza.